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Knitting Renaissance e sostenibilità – Intervista a Marina Sánchez, Marketing Associate di We Are Knitters

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Dopo l’articolo “We Are Knitters: una community virtuale di successo“, in cui si parlava della community virtuale di We Are Knitters, ecco un’intervista speciale a Marina, Marketing Associate del brand.

Articolo We are knitters 26 maggio 2020
Fai clic sull’immagine per leggere l’articolo!

Per riepilogare, We Are Knitters è un’azienda spagnola specializzata nella produzione di filati di lusso peruviani eco-sostenibili.

Questa impresa ha voluto omaggiare un’arte antica e renderla contemporanea attraverso materiali e colori originali, in linea con le attuali tendenze di mercato. Filati ecologici, community e sharing economy: sono valori all’avanguardia a cui la marca punta, e da cui trarre esempio per costruire un avvenire migliore.

Ho realizzato per te, caro lettore o cara lettrice, questa breve intervista a Marina Sánchez, Marketing Associate di We Are Knitters per farmi raccontare qualcosa di più.

Ciao Marina, e grazie per esserti prestata a questa intervista! Qual è il modello di business di We are knitters?


We Are Knitters è una marca online fondata nel 2012. Vende kit e filati di lana e fibre naturali al 100%, ed è riuscita a riportare alla moda qualcosa di molto tradizionale, come il lavoro a maglia. La “lanaterapia” è lo yoga del XXI secolo e serve per concentrarsi, ma anche come compromesso alla nostra attuale necessità di essere sempre connessi.

Immagini tratte dal sito di We are knitters

Il nostro modello di business si basa sulla possibilità per ognuno, e indipendentemente dalle proprie conoscenze iniziali, di realizzare i propri indumenti preferiti seguendo le tendenze della moda.

Come nasce?

L’idea è nata quando i fondatori, Pepita Marín e Alberto Bravo, fecero un viaggio a New York. In metro videro una ragazza molto giovane che stava lavorando ai ferri un filato di un colore molto attraente. Così, iniziarono a effettuare delle ricerche e si accorsero che in Spagna non si trovava niente di simile a quello che avevano visto.
Decisero allora di correre il rischio e intraprendere una nuova attività, lasciando i loro precedenti lavori, per portare questa moda anche in Spagna e in Europa.

Che intendete dire con l’espressione “Knitting Renaissance” e qual è il rapporto con il digitale?

È una nuova forma di intendere il modo di tessere. Dopo svariate ricerche, ci siamo resi conto che questa tecnica era abbastanza antiquata e fuori moda in Spagna: a partire dai canali di vendita e dagli schemi di realizzazione, piuttosto “banali”. Quindi, abbiamo cercato di capire come trasformare questo hobby in qualcosa di più attrattivo, mediante dei kit che potessero incontrare gli interessi di un pubblico più giovane, a partire dalle tinte più vive e attuali.

Avete un equipe di persone dedicate alla Ricerca e Sviluppo?

Abbiamo un team che disegna le nuove collezioni, anche se ciascun dipartimento cerca di portare nuove idee, in base alle nuove tendenze e alla domanda di mercato. 

L’anno scorso avete organizzato diversi eventi in Italia, quale riscontro avete avuto?

L’Italia è un mercato molto simile a quello spagnolo e siamo sempre stati presenti lì. Con la crisi del coronavirus, effettivamente in Italia come in Spagna, l’interesse per la tessitura è aumentato considerevolmente in questi mesi, in quanto molte persone lo hanno utilizzato come opportunità per disconnettersi e distrarsi.

Quali sono i vostri principali canali di vendita?

La maggior parte delle nostre attività si sviluppa online, anche se collaboriamo e ci rivolgiamo a molte aziende. A Parigi ci siamo affacciati per la prima volta al mondo retail, progettando un Pop Up che è durato circa venti giorni e che speriamo di poter replicare anche in nuove città quando la situazione si stabilizzerà.

E per finire, un’ultima curiosità: il brand ha da poco sviluppato anche una Collezione uomo, ricca di progetti handmade da provare e realizzare (per esempio sciarpe, berretti, e molto altro).

Questo evidenzia quanto questo brand stia cercando di ampliare e diversificare la propria community, senza pregiudizi e stereotipi, con una particolare attenzione per la diversità.
Chi ha detto infatti che per lavorare a maglia bisogna essere per forza donne?

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